lunedì 31 marzo 2008

Wishlist o meglio: l’inizio della settimana

Cose da vedere:


Apre al pubblico il 1 aprile 2008, nelle sale espositive di palazzo Poli a Fontana di Trevi una mostra di disegni, per la maggior parte cinquecenteschi, raccolti da padre Sebastiano Resta, figura chiave del collezionismo e del mercato del disegno tra la fine del '600 e l'inizio del '700, raccolti nel volume denominato Libro d’Arabeschi, conservato nella Biblioteca Comunale di Palermo.

Cose da sentire:


Listening to the tapes of this live concert from Culturen Västerås, persuaded me that certain attributes of the playing of Mats Gustafsson and Raymond Strid are indeed bound with “Terroir”. There is probably a useful Swedish word describing this, but the French word nevertheless seems appropriate in describing a sense of place, something earthy and powerful.

My thoughts moved to volcanoes and in particular glaciers, which of course abound in Sweden. The explosive power of the volcano leaving behind often exquisite settlements of minerals and crystals and the inexorable slide of the glacier, sometimes tearing, other times honing, but always moving in a solid mass onwards, expresses my feelings for these musicians way of playing. But there is lightness within this weight and solidity, which in a way reflects the transparent and crystalline structures that we witness in these two earthly formations of volcano and glacier.
Hot and cold.

The music on this album wells up from the joy of working together, with our singular energies coalescing to reflect the heat of engagement and the coolness of the open space around us.

Barry Guy

Cose da leggere:

Tra le opere minori attribuite ad Aristotele, i due scritti De coloribus e De audibilibus si pongono a metà tra le opere propriamente filosofiche (di psicologia e di teoria della sensazione e della conoscenza) e quelle propriamente scientifiche, dato che rappresentano il primo abbozzo di un’“ottica” e di un’“acustica” elaborate nell’antichità classica. La scelta di presentarli qui insieme non è casuale, considerando l’attenzione più consapevole e l’analisi più approfondita nei diversi campi delle scienze, della letteratura e delle arti verso sperimentazioni, esperienze e processi sinestetici e multisensoriali. Il testo greco dei Colori è quello edito da M.F. Ferrini, Pisa 1999, mentre il testo greco dei Suoni è riprodotto secondo l’edizione classica di I. Bekker, Berolini 1831 (tranne in alcuni punti in cui la curatrice se ne discosta). Maria Fernanda Ferrini è docente di Letteratura greca presso l’Università di Macerata. Per Bompiani ha curato la traduzione integrale di altre opere di Aristotele in questa stessa collana: Problemi (2002) e Fisiognomica (2007).


venerdì 28 marzo 2008

Udibile, visibile, odorabile, gustabile

Notizie "senza tatto" sui cinque sensi

Dal suono visualizzato al suono udibile: uno staff di ricercatori presenterà oggi alla Stanford University di Palo Alto (Califonria) il risultato dello studio sul “precursore” francese del fonografo di Thomas Edison, ovvero il fonautografo di Édouard-Léon Scott de Martinville, macchina ideata non per ascoltare ma creare una traccia scritta di parole che potevano successivamente essere registrate.

Tramite immagini ottiche e una “virtual stylus” ad alta definizione, i pattern del dispositivo, brevettato nella seconda metà del XIX secolo, sono stati estratti e resi udibili come primi frammenti di cattura del suono.

Rimane ovviamente il significato culturale di una invenzione tecnologica nella storia, ossia quanto possa mantenersi valido il modello del precursore e in che modo tale categoria, avvalorata e coadiuvata da strumenti anacronistici per l’epoca della precursione, riesca a caricarsi di significati che oltrepassano la storia stessa e i fatti:

“There is a yawning epistemic gap between us and Léon Scott, because he thought that the way one gets to the truth of sound is by looking at it,” said Jonathan Sterne, a professor at McGill University in Montreal and the author of “The Audible Past: Cultural Origins of Sound Reproduction.” Dal NYT

Direzionalità e neurotrasmettitori che inibiscono l’attenzione di una determinata area, due teorie sulla ricognizione dell’altezza dei suoni che vorremmo isolare quando ci troviamo in un cocktail party troppo rumoroso: ma nella corteccia uditiva il processo dei segnali sensoriali rimane ancora nel buio.

“It has been known for 20 or 30 years that it is possible without directional information to do the job," Schulze said. "But we didn't know how it works, where in the brain this happens. Now we know it's in one small area within the auditory cortex." Msnbc
C’è una certa avversione per il senso dell’odorato nella nostra società, dovuta all’impoverimento nell’uso quotidiano, nell’organolessi della neutralità dei sapori, la quale colpisce quasi immediatamente anche il gusto (senso collegato inevitabilmente con l’olfatto nell’atto della valutazione di un alimento), nonché la visione dei prodotti stessi destinati al nutrimento.

Relegato nella particolareggiata declinazione di un sommelier o nell’odore delle madelein di un Proust, il discorso sull’odorato non poteva che ripresentarsi come fondamentale e di difficile comprensione, dall’analisi dei cinque sensi di Aristotele fino all’individuazione delle regioni celebrali nelle neuroscienze:

“People really dismiss the sense of smell," said Gottfried, who researches "how the brain can put together perceptions of hundreds of thousands of different smells...Work like this really says that the human sense of smell has much more capacity than people usually give it credit” Discovery News

Un sesto senso esiste? Per ora è relegato ad un particolare sistema sensoriale che permette di percepire il quantitativo di calorie nel cibo al di là dei recettori del gusto: un risultato particolarmente importante per la patogenesi e la sociologia dell’obesità.

“In summary, we showed that dopamine-ventral striatum reward systems, previously associated with the detection and assignment of reward value to palatable compounds, respond to the caloric value of sucrose in the absence of taste receptor signaling," concluded the researchers.

"Thus, these brain pathways do not exclusively encode the sensory-related hedonic impact of foods, but might also perform previously unidentified functions that include the detection of gastrointestinal and metabolic signals." Science Daily

mercoledì 26 marzo 2008

Luoghi d'ascolto

Cenni alla correzione dell'acustica

E’ stato chiarito, che il gioco di volume tra due diffusori combinato con l’incapacità dell’essere umano di percepire come distinti due suoni che giungano all’orecchio con distanza inferiore a 25ms, genera una distribuzione spaziale del brano che ascoltiamo, ovvero l’inganno stereofonico.

Il problema della progettazione oppure (più frequente) della correzione acustica di un luogo d’ascolto, è proprio rispettare quanto più possibile tale inganno stereofonico.

Ogni stanza indipendentemente dalla sua forma ha delle proprie frequenze di risonanza che distribuiscono l’energia sonora in modo non uniforme, generando quelli che comunemente chiamiamo rimbombi.

Contrariamente a quanto si può pensare, non esiste un modo per eliminare i rimbombi cambiando la geometria della stanza (cosa peraltro spesso impossibile), perché comunque sia la pianta, ogni stanza possiede uno specifico modo di riflettere l’onda sonora…

Perciò dal punto di vista delle risonanze il luogo migliore è quello in cui è possibile muovere liberamente i diffusori ed il punto d’ascolto alla ricerca della migliore distribuzione dell’energia delle risonanze e dove è possibile l’impiego di trappole acustiche a larga banda negli angoli.

I buoni studi di registrazione hanno delle trappole per le basse frequenze incorporate nei muri in prossimità degli angoli. Ciò in genere è molto efficace.

Si può comunque dire che:

- La stanza cubica è la peggiore, in essa essendo le pareti di uguale altezza lunghezza e larghezza le risonanze hanno energia tripla .

- La stanza a pianta rettangolare è migliore di quella quadrata.

- La peggiore di tutti è la stanza irregolare di forma a “L”.

Per quanto riguarda i muri, più sono spessi e solidi e meglio è sia per l’impatto delle basse frequenze, che per ottenere un buon isolamento acustico.

Le pareti di carton-gesso vibrano molto e per questo motivo sono fortemente sconsigliate.

Il soffitto è meglio alto che basso, l’altezza ottimale dovrebbe essere omogenea e compresa fra i 270 e 360 cm .

Il pavimento invece è consigliabile in legno, i peggiori sono quelli in marmo, estremamente riflettenti.

Ci sarebbero poi numerose questioni da affrontare come tende finestre mobili, divani…In generale si deve assumere come regola: “Non va bene tutto ciò che vibra” ovvero tutto ciò che produrrà un suono che si andrà sommando a quello che voglio ascoltare, modificandone lo spettro.

Per quanto riguarda la posizione di diffusori mobili e quant’altro si abbia nella stanza, l’ideale sarebbe poter disporre di una perfetta simmetria almeno dal punto d’ascolto in avanti : guardando al centro del fronte sonoro, ciò che l’ascoltatore vede a destra dovrebbe essere speculare a ciò che c’è a sinistra del suo campo visivo.

Per ultimo, esiste un metodo per determinare i due punti sulle pareti dove si riflettono maggiormente i suoni emessi dai diffusori, detto “ricerca del raggio di luce”.

Si dispone una striscia di materiale riflettente sulla parete, utilizzando una lampadina in grado di emettere una fascio di luce abbastanza potente e stretto e seduti al punto d’ascolto, si punta il fascio di luce sulla striscia a muro fino a che il riflesso della luce non illumina il diffusore. Il punto dove la luce riflette è il punto su cui intervenire. L’operazione deve essere fatta sui due lati e per entrambi i diffusori trovando così i quattro punti di riflessione omolaterale e controlaterale.

domenica 23 marzo 2008

Vignetta della domenica.




Approfitto dell'occasione per augurare una buona Pasqua a tutti i visitatori del MATblog a nome di tutta la redazione.

Daniele Tartaglia

venerdì 21 marzo 2008

Il Ladon.



Per coloro i quali si sono avvicinati solo ora al MATblog ricordo brevemente una piccola storia che sta dietro alle mie rappresentazioni , come questa . Quando ero poco più che undicenne , ebbi voglia di compilare una sorta di minienciclopedia illustrata riguardante i mostri e le bestie mitiche dei racconti leggendari. Anni dopo, avendo ritrovato i bozzetti e i disegni di questo progetto fantasioso e infantile, decisi di ridisegnarli secondo il mio stile figurativo affinatosi negli anni e di rielaborarle sul mio Pc , per poterle inserire nel progetto “ MATblog ”.

La storia al completo si trova nei miei primi due articoli, per il resto ribadisco che io mi limito solo a proporvi i miei disegni con l’intento di raccontarne una storia, rendendo anche note ai profani le tecniche di resa e renderizzazione grafica , non ho la pretesa che piacciano , sono solo mere rappresentazioni del mio animo artistico e richiami del mio animo bambino, quando sognavo di diventare un grande disegnatore.

Per quanto riguarda la creatura rappresentata , inutile dire che si tratta di un drago , ma volendo specificare la sua origine , possiamo dire che è il frutto della mitologia greca passato attraverso i riverberi urlanti della mia immaginazione .

Infatti Ladon o Ladone è il nome del drago che secondo la mitologia greca stava, nel giardino delle Esperidi, figlie del titano Atlante, a presidio del famoso albero dai pomi d’oro, reso famoso oltre che dalle dodici fatiche di Ercole, anche dalle storie del cosiddetto “Omero Minore”, ovvero le storie epiche anteriori e posteriori alla guerra di Troia .

Nella mia fantasia però ho voluto immaginare che nelle epoche di eoni fa il nome di Ladon fosse attribuito alla specie di draghi con più teste , e in effetti il drago mitologico era stato messo a guardia di tale albero proprio per una peculiarità, ovvero possedeva cento teste e quindi era sempre vigile e allerta.
Il drago da me rappresentato invece possiede solo quattro teste e non ho puntato nella sua rappresentazione su particolari che rendessero l’idea di ferocia, ma quella di grandezza e robustezza:nonostante le apparenze lo facevo rientrare tra i discendenti del Lastroisk , già da me rappresentato in un articolo precedente, e da questo il colore rossastro delle sue squame.

Storia riadattata del Ladon , tratta dal quaderno di Monsters.

“Chiamato così per la sua somiglianza con il drago mitologico messo alla guardia del giardino delle Esperidi, il Ladon era una creatura la cui esistenza era celata alla vista degli uomini ,i quali potevano vantare dal canto loro alcuni fortunati che erano riusciti a intravedere il drago. Era una animale che viveva ad altissime quote dove l’aria era più rarefatta e gelida e scendeva a valle solo per la predazione, attività alla quale si dedicava solo durante le ore notturne. Possedeva una mole incredibile e le sue squame rossastre fungevano da specchi , per attirare il calore della luce del sole e riscaldare così il suo mastodontico corpo alle bassissime temperature del suo habitat.Per lo stesso motivo al momento della sua morte la carcassa esanime dell’animale prendeva fuoco e ardeva fini al consumo totale. Era chiamato Ladon per il numero di teste che possedeva e che aumentavano in base al periodo dell’anno in cui venivano covate le uova.
In realtà tale caratteristica era utile all’animale che non poteva con un corpo enorme come il suo respirare o sfamarsi velocemente possedendo una sola testa.
Non temeva l’uomo né i predatori, conducendo un’esistenza appartata e avendo buoni metodi di difesa, ma la sua scomparsa dal mondo non si sa a cosa sia dovuta.
Il Ladon possedeva grandi facoltà mentali come il Lastroisk e quindi era molto intelligente, quindi è probabile che vedendo il declino del suo mondo e l’avanzata della civiltà abbia condannato se stesso ad una rovina autonoma.”












Bozzetto originario e il primo rifacimento.

Ironicamente , sembra che la grandezza colossale del drago sia riscontrabile anche nella sua rielaborazione , infatti il disegno occupa ben due fogli A4 uniti insieme grazie alla scannerizzazione di entrambi i fogli messi insieme e poi fotocopiati.

Per quanto riguarda le innovazioni rispetto al bozzetto originario, possiamo notare che le teste sono quattro e i rispettivi colli sono più corti,inoltre ho aggiunto l’effetto squama sul corpo della creatura, che dal mio punto di vista rende l’immagine più d’impatto. Per il sole ho usato l’effetto Gradient, uno strumento del programma di grafica e fotoritocco Paint.Net.


Daniele Tartaglia

giovedì 20 marzo 2008

Il disco della settimana

Ghemon


La rivincita dei buoni ***1/2

City Sound - Vibra Records


Primo disco "long playing" per Ghemon, dopo l'ottimo EP "Qualcosa cambierà". Il rapper campano dimostra nell'arco di ben 20 tracce (e nessuno skit) tutte le qualità che fanno di lui il volto nuovo più promettente del rap italiano, almeno per quanto riguarda il versante conscious: buona scelta di strumentali, fornite da molti produttori diversi (tra i quali spiccano indubbiamente le produzioni di Shocca e Frank Siciliano), un feel sul beat e una attitudine vocale maturi, e soprattutto liriche profonde ma senza risultare pesanti.

Spiccano fra gli altri pezzi la title track e Fattore inatteso, con un bizzarro ritornello psichedelico cantato da Hyst. Alla fine dell'ascolto (il disco dura più di un'ora) l'impressione è che si potesse tagliare qualche pezzo per snellire, ma “La rivincita dei buoni” dimostra senza dubbio come Ghemon sia in grado di aprire come pochi altri nuovi scenari al rap nostrano.


Emanuele Flandoli